venerdì 20 gennaio 2012
venerdì 11 novembre 2011
Barcazza a Sherwood!
con molto ritardo pubblico questa recensione che si sofferma sul meccanismo narrativo più che sulle dinamiche tra i personaggi:
Barcazza non è fatto per essere letto, ma per essere osservato attentamente ed è in questo che risiede la sua forza di caccia al tesoro irrisolta.
E’ estate. Una calda estate che procede a ritmi lenti, che fa perdere il senso del tempo.
C’è una barca in mezzo al mare. Anzi, una barca brutta … una barcazza. A fare da sfondo è una macchia bianca uniforme e le sagome si riescono a scorgere grazie a delle sottili linee nere che le ritagliano con docile delicatezza: piccoli segnali di tangibilità di reale in un’atmosfera del tutto rarefatta e priva di ombre.
Di Barcazza non ha troppa importanza sapere con precisione il luogo o il tempo e nemmeno la trama ha un ruolo determinante perché, se decidessimo di eliminarla, il libro rimarrebbe in piedi comunque.
Come è possibile tutto ciò?
Beh, prima di tutto devi essere in grado di immaginare una storia in cui non succede nulla di sconvolgente, ma proprio nulla. Giri le pagine chiedendoti quale misterioso deus ex machina arriverà a dare una svolta a questa linearità quasi opprimente e, quando dopo dieci, venti, trenta pagine ti rendi conto che se continui ad aspettare il colpo di scena finirà per sfuggirti qualcosa, cominci a concentrarti su qualcos’altro: su ciò che non si vede.
Sono gli sguardi, i gesti e soprattutto i silenzi dei protagonisti che scuotono, pagina dopo pagina, l’interesse di chi sta cercando di capire cosa diavolo stiano pensando; ogni tavola si lascia guardare invitando l’ immaginazione a completare ciò che manca, è un dialogo aperto.Il punto fondamentale non è necessariamente quello che ci vuole dire l’autore,Francesco Cattani, ma quello che riesci a vedere tu in una vicenda che parla di un gruppo di adulti e qualche bambino in vacanza al mare; a questo punto persino pensare di poterne dare un’interpretazione giusta o sbagliata diventa superfluo: la bellezza dell’essenzialità.Di Barcazza non ha troppa importanza sapere con precisione il luogo o il tempo e nemmeno la trama ha un ruolo determinante perché, se decidessimo di eliminarla, il libro rimarrebbe in piedi comunque.
Come è possibile tutto ciò?
Beh, prima di tutto devi essere in grado di immaginare una storia in cui non succede nulla di sconvolgente, ma proprio nulla. Giri le pagine chiedendoti quale misterioso deus ex machina arriverà a dare una svolta a questa linearità quasi opprimente e, quando dopo dieci, venti, trenta pagine ti rendi conto che se continui ad aspettare il colpo di scena finirà per sfuggirti qualcosa, cominci a concentrarti su qualcos’altro: su ciò che non si vede.
comparsa a maggio sul blog di Radio Sherwood:
ringrazio Sara Mazzuccato.
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mercoledì 9 novembre 2011
Battuta di caccia
questa mia pagina a fumetti, divulgata da Matteo Stefanelli sul suo blog, racconta un'Italia abbandonata ai suoi istinti... più malati
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lunedì 24 ottobre 2011
Barcazza su Leggolefigure
sul suo blog Giovanni Fusari fa una bella recensione di Barcazza, in cui si prende anche la briga di bastonare:
yeah!
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mercoledì 5 ottobre 2011
martedì 20 settembre 2011
Barcazza su positiverage.com
questa recensione di Barcazza ed. francese è proprio bella:

per leggere in italiano (circa) copiaincollare su gugol transleit.
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martedì 16 agosto 2011
Barcazza su NABBU
segnalo altra recensione di Barcazza edizione francese,
su NABBU.com:
http://www.nabbu.com/chronique/barcazza,168.html
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